mercoledì 26 giugno 2019

Scuròn Night Trail - Carpaneto Piacentino (PC) 22/06/2019

Occasione ghiottissima quella di sabato sera scorso: la tua prima gara trail e il ritorno alla corsa insieme per te e la biondina dopo ben otto anni (mezza maratona di Verona di febbraio 2011).
Perchè si, certe campestri che corri nel circondario sono paragonabili a dei trail, ma mai ti era successo di appuntarti un numero su strade sterrate. E anche il fatto di gareggiare con la biondina, c'erano stati anche esempi recenti di gare in cui vi siete iscritti tutti e due, ma ad esempio alla mezza di Lodi dell'anno scorso vi siete salutati alla partenza e vi siete rivisti all'arrivo, mentre stavolta si pensava di correre insieme.
Tra l'altro esordio con il botto, perchè se è vero che non erano tantissimi chilometri e il percorso non era impossibile (rispetto a certe gare che fa la biondina), si parla di correre tra boschi e colline al buio, visto la partenza alle 9 di sera.


Tutta colpa dei Night Trail e della brutta gente che frequenta la biondina. Erano riusciti a convincerla a fare il percorso intero della maratona, e addirittura a convincerti che fosse una buona idea correre con lei una 42 km con i pochi lunghi di corsa che hai nelle gambe in questo momento, con il rischio che poi ti possa rimanere addosso la cotta per settimane, mentre sei li ad accumulare allenamenti combinati per l'IronMan.
Poi, per tua fortuna, molta gente ha deciso per altre gare, e allora, non avendo più la compagnia che vi immaginavate, avete deciso di correre la mezza.


Prima di andare avanti: tutto questo è stato possibile perchè Luca è stato a dormire per la prima volta in dieci anni a casa dei nonni a San Colombano. E anche quello meriterebbe un post a parte, in cui parlare della serata al bar del paese col nonno a veder giocare a scopa d'assi a coppie (e ampliare il proprio portafoglio di parolacce), dei cani che avrebbe portato anche a letto, del Diario di una schiappa letto assieme alla nonna, delle mance, ecc.
Facciamo che basta quest'accenno.

La mezza, dicevamo.
Consegnato il figlio ai nonni, si va in direzione Piacenza, mentre si scatena un grosso temporalone. Previsto e passeggero, certo, ma non per questo meno preoccupante.
Arrivati con largo anticipo, avete tutto il tempo di iscrivervi, prepararvi, e far passare il tempo nel palazzetto dell'organizzazione, dove assistete ad alcune partite di bocce. Quello sport a suo modo affascinante, dove arzilli nonnetti (alcuni con seri problemi di obesità) con divise quantomeno imbarazzanti lanciano bocce e bestemmie.
All'ora della partenza il cielo si è aperto, e la temperatura è l'ideale per correre. Vi trovate in un centinaio sotto il gonfiabile della partenza e, dopo un breve briefing, con pochi minuti di ritardo rispetto alle 21, si parte.

La tua idea è quella di stare comodo. Ti sei detto che rimarrai tutto il tempo dietro alla biondina, al suo passo, e pensi di fare una passeggiata di salute. E per un primo tratto è in effetti così: nella parte piana chiacchierate un po' con gente che conoscete e ti guardi in giro tranquillo e rilassato. Poi comincia la salita, e ti accorgi che il passo della biondina è decisamente impegnativo per te.
Arriva il buio, e alla luce delle pile frontali vi inoltrate nei boschi.
La compagnia con cui avevate corso finora si è disciolta, e tranne poche luci che si intravedono in lontananza, correte in perfetta solitudine.
Il tratto in discesa al buio in una fitta vegetazione mette a dura prova le gambe, mentre l'ultimo tratto in pianura in un bosco mette a dura prova la testa. Per fortuna eravate in due a darvi un po' di sostegno morale, ma immagini l'alienazione data dalla combinazione stanchezza - isolamento che avranno provato quelli della maratona in quel punto.

Galvanizzati dall'aver superato alcune persone nel tratto in salita, e non essere stati ripresi successivamente, stringete i denti nell'ultimo tratto veloce e giungete all'arrivo con un tempo di tutto rispetto. Ma la sorpresa è tanta, quando l'addetto al rilevamento tempi vi dice che la biondina è la prima donna.

DISCLAIMER:
Si, era una gara molto locale, con pochi partecipanti, e le donne veramente veloci del circondario non hanno partecipato. Quindi sapete che il valore di questo primo posto è estremamente relativo. Però, come vi hanno fatto notare gli amici del night trail, chi non partecipa ha sempre torto. Perciò, con estrema soddisfazione, la biondina prende e porta a casa.


Ecco, da qui in avanti bisogna riportate dell'unico aspetto negativo di tutta la serata. Al nostro arrivo gli organizzatori erano spariti, perchè sono dovuti correre sul percorso ad aiutare un bel po' di atleti che si sono persi. Si capirà poi che in alcuni tratti alcuni [sciocchini] avevano spostato le balise (hai imparato un nuovo termine del trail running: deriva dal francese e significa segnale, etichetta) e mandato al diavolo la gara di molti atleti che puntavano alla vittoria. Non si sa se con l'intendo di nuocere o per goliardia, ma questi atti fanno il pari con l'odio che hai visto nel ciclismo, e ancora di più ti sembra una cosa senza senso.

Purtroppo per voi, questa cosa si è tramutata anche in un' attesa infinita per la premiazione, che si è svolta solo all'una e mezza, quando alle 23,45 era già arrivata la terza donna.
Capite certamente il problema delle persone disperse al buio, ed aiutare queste aveva sicuramente la priorità, ma con un'organizzazione più presente e una persona in più all'arrivo informata sui podi e le premiazioni, vi avrebbero risparmiato almeno un'ora e mezza di attesa.

A questo punto qualcuno avrebbe anche potuto pensare: ma vista la situazione, e visto che avete dovuto aspettare così tanto, non potevate semplicemente andarvene a casa?
Sicuramente si poteva abbandonare, e infatti il podio della mezza maschile alla fine non l'anno fatto, perchè gli uomini sono più furbi e non avevano voglia di aspettare.
Ma onestamente, si poteva rinunciare al salame e alla bottiglia di gutturnio del primo premio?


...e poi, ma quando vi ricapita l'occasione della foto sul gradino più alto?


giovedì 16 maggio 2019

Triathlon medio Candia - 12/05/2019 Candia Torinese (TO)

Ritorni alle distanze considerevoli nel triathlon (in previsione dell'appuntamento) con la partecipazione ad un medio che è a metà tra un allenamento importante e la gara da tirare per soddisfazione personale.
Alla fine una gara ottima, sotto molti punti di vista.


Posto ed organizzazione.
Location non proprio vicinissima (circa 160 km) e partenza della gara alle 8, e quindi, come tutte le altre volte, partenza da solo alle quattro di notte di domenica mattina per poter essere pronto all'apertura della zona cambio.
Ma stavolta è andato tutto bene (non come due anni fa) e sei rimasto piacevolmente colpito dalla bellezza del posto. Il piccolo lago è un incanto, e la struttura che vi ha accolto è ottima: sarebbe stata una perfetta giornata anche per moglie e figlio, tra passeggiate, percorso avventura, piscina e tutto il resto.


La giornata alla fine è stata molto fredda in acqua, molto ventosa in bici e assolata in corsa.
Ma se anche l'acqua era fredda con la muta non si stava male, e il lago era pulito e completamente calmo.
Ma se anche hai pedalato spesso controvento, te lo sei proprio goduto questo percorso fondamentalmente piatto e incorniciato dalle Alpi vicinissime ed innevate.
Ma anche se hai corso sotto il sole, e ti sei scottato il coppino, il percorso in mezzo al parco (quasi un trail) da ripetere quattro volte è stato stimolante.
Alla fine poi menzione d'onore al personale dell'organizzazione, composto quasi interamente da ragazzi giovani. Epico in questo senso il ristoro in corsa in cui tutti ti incitavano e con la musica a palla cantavano e ballavano.

Risultato sportivo
Per riscontro cronometrico e sensazioni durante e dopo la gara, questo è stato il triathlon medio che ti ha dato più soddisfazioni della tua carriera.
Il nuoto niente da dire. E' qualche mese che ti alleni da solo in piscina (non segui più il corso dei masters) e stai puntando sull'allungamento della distanza e sul solo stile libero. Certo, è un allenamento più noioso rispetto al corso di prima, ma senti che sei sulla strada giusta. Infatti in gara non sei mai andato in affanno e hai affrontato i tuoi quasi due chilometri in scioltezza e uscendo dall'acqua con ancora tantissimo margine a livello di resistenza. Passo 1'49" per 100m.
In bici è stato l'esordio della tu nuova crono, e 32,8 km/h di media con tutto quel vento e 600md+, sono un ottimo risultato, visto che si sta parlando di 80 km. Una cosa da sottolineare e di cui eri molto preoccupato fino a qualche mese fa, è che il passaggio da una bici normale a quella da crono non ti ha dato fastidio. Pensi di aver trovato una buona posizione, che ti permette di fare tanti chilometri in spinta senza stancarti molto a livello di schiena, e si sa quanto questo sia importante in gare endurance.


La corsa era un percorso a bastone da ripetere quattro volte. Tracciato che sembra banale, ma il fondo quasi totalmente non asfaltato e 100md+ in totale lo hanno reso insidioso. Bene: non hai mai camminato! Neanche per bere ai ristori, hai corso per tutti i 20 km ad un passo che è si diminuito, ma che mediamente si è piazzato a 4'56" al km.
Tempo totale 4h 38'.
La classifica dice 89° su 232 assoluto; 18° su 56 categoria M2.
E le gambe ti dicono: dai, se vuoi ne abbiamo ancora un po'.
Cosa puoi volere di più?

Compagnia
E dopo anni di gare da solo, sia a livello di compagnia nella giornata, che a livello di atleti amici in gara, stavolta della tuo seppur piccola squadra eravate in tre a gareggiare.
Tra l'altro tutti e tre con il fikissimo body nuovo con la scritta Pianeta Acqua, il cognome e la scritta ITA, proprio come i pro.
Federico è una vecchia conoscenza, che ha partecipato con te anche ad altre due gare (il tuo esordio nel medio e l'olimpico di due anni fa). Triatleta di lungo corso, che ha già esordito nella distanza lunga e che tra due mesi va ad Amburgo per l'IM.
L'altro pazzo è Andrea, finora ottimo nuotatore master e forte runner che quest'anno ha deciso di esordire nel triathlon e, dopo aver partecipato (come tutte le persone normali) alla distanza sprint di Andora, ha deciso di esagerare e correre un medio due settimane dopo. Tra l'altro con il tempo pazzesco di 4h30'.


Belle le sensazioni (nuove per te, almeno nel triathlon) di avere qualcuno che ti ritira il pettorale il giorno prima, di salutare ed incitare in gara qualcuno della tua squadra, di chiacchierare all'arrivo e condividere birra e pasta party.


Dopo questa gara, hai nuovi elementi per impostare il tuo allenamento in previsione della distanza lunga.
Ma soprattutto hai una nuova medaglia di cui andare particolarmente fiero.

venerdì 19 aprile 2019

Buon compleanno Luca

A modo tuo
Andrai, a modo tuo
Camminerai e cadrai, ti alzerai
Sempre a modo tuo

Sarà difficile chiederti scusa
Per un mondo che è quel che è
Io nel mio piccolo tento qualcosa
Ma cambiarlo è difficile
Sarà difficile
Dire tanti auguri a te
A ogni compleanno
Vai un po' più via da me


mercoledì 10 aprile 2019

Ciclisti Vs Autisti

Vita del ciclista da strada.
O dello scusarsi anche quando si ha ragione.

Partiamo facendo qualche esempio (immagini easy, non hai messo la roba più pesa) su quanto è rilla e pacifica la convivenza tra i ciclisti e gli autisti:


Qualcuno dirà:
Si vabbè, ma questo è l'internet che polarizza tutto, baby. Anzi, è peggio: è FaceBook. In Real Life non è certo così.

No, non è vero che nella vita reale è meglio. Anzi, c'è l'aggravante che fuori dallo schermo del telefonino, le conseguenze sono tangibili.
L'apice l'hai vissuto qualche domenica fa in cui hai partecipato alla Granfondo Valtidone, dove hai assistito a due fatti piuttosto indicativi.

Prima di tutto, dopo una ventina circa di chilometri, in un tratto di discesa, in una curva quasi a tornante qualche "sciocchino" ha versato dell'olio sull'asfalto. Impossibile ipotizzare a qualcosa di diverso dal dolo: l'olio è stato versato sul ciglio più a monte della strada, in modo che colando formasse una bella striscia su tutta la carreggiata, impossibile da evitare. Te e quelli assieme a te siete passati indenni perchè una delle moto della scorta tecnica si è fermata qualche metro prima a segnalare il pericolo (insieme anche a un giudice di gara) e arrivato quasi fermo in curva sei passato fuori dalla carreggiata, sull'erba. Ma hai poi saputo che molti sono stati quelli caduti, e quando sei passato te c'era ancora un ragazzo seduto per terra sul ciglio in attesa probabilmente dell'ambulanza, che si teneva il braccio e la spalla in modo preoccupante.

L'altra cosa che ti ha dato da pensare è che mentre stavate percorrendo un tratto della provinciale (strada molto larga) e voi eravate praticamente tutti in fila indiana, senza ingombrare troppo la strada, da una macchina che veniva in senso opposto un ragazzo vi ha apostrofato con parole di maleducazione, il dito medio fuori dal finestrino e il clacson come una sirena in defcon 2.

Certo, i due episodi sono molto diversi tra loro: il primo poteva avere (e in parte ha avuto) conseguenze gravi e i profili del reato, mentre il secondo non è andato al di là della goliardata.
Però ti hanno confermato quanto già pensavi da tempo: c'è gente intollerante a livello impensabile là fuori, soprattutto con i ciclisti. E anche recentemente sono stati riportati casi di cronaca di risse tra ciclisti e autisti per il clacson di troppo, la parolaccia di ritorno, il vieni qui che ti spacco il muso.
E alla fine, a pensarci bene, i profili di pericolo sono due: la fragilità insita nello sbilanciamento di forza tra i ciclisti e gli automobilisti (o, all'estremo, i camionisti) e il fatto che spesso gli animi si accendono per una precedenza, una'occhiataccia, una parola detta male, o un gesto frainteso.

La tua ricetta per sopravvivere in questa giungla che è la strada provinciale, è la combinazione di questi due atteggiamenti: prudenza e basso profilo.

Prudenza sempre che si traduce (oltre che con la banale attenzione) nell'evitare strade troppo trafficate, stare il più possibile a destra della carreggiata, non partecipare a gruppi numerosi (preferisci pedalare in due, massimo tre) e facendo ballare l'occhio (come si dice dalle tue parti).

Basso profilo che, specialmente in un momento storico come questo, è visto come un atteggiamento da sfigato, ma che secondo te è fondamentale per evitare episodi spiacevoli.
Se vi capita di incrociare fenomeni che chiedono insistentemente di spostarsi, anche se voi non ne state occupando molta più dello stretto necessario, tu lasci strada facendo un gesto di scuse.
Alle rotonde e agli incroci ti fermi e dai la precedenza a chi l'ha senza cercare di passare comunque come se ti fosse dovuto per il fatto di essere in bici.
Se incroci quello che ti supera mandandoti platealmente a cagare, anche solo perchè per superarti ha dovuto perdere dieci secondi del suo preziosissimo tempo, eviti di rispondergli urlandogli dietro, come invece fanno molti tuoi colleghi più sanguigni.

Riassumendo: chiedi scusa anche quando hai ragione.
Ti sei sempre trovato bene, e finora hai disinnescato quelle che potevano essere situazioni dove da una banale discussione si arriva a chissachè.

Che tanto hai una mascolinità risolta, e non senti il bisogno di fare il maschio alfa quando sei in strada.

lunedì 25 marzo 2019

Granfondo di Valtidone - 24/03/2019 Pianello Val Tidone (PC)

La classicissima Granfondo di Sant'Angelo Lodigiano (che tu hai già fatto sette volte nel corso della tua carriera di ciclista) quest'anno pianta baracca e burattini e si trasferisce nell'oltrepò piacentino.
Dietro questo spostamento ci sono vari motivi, che vanno dall'organizzativo, al politico, alla sicurezza e anche semplicemente alla voglia di cambiare, ma c'è da dire che il buon Vittorio e la sua famiglia (anima dietro la squadra Edilferramenta e dietro queste Granfondo) hanno ottenuto un buon risultato in termini di partecipazione e di critica che si sono proprio meritati.

Ma la novità assoluta per te non è tanto questa della nuova location, ma che stavolta a pedalare non eri come al solito nè da solo nè con la biondina, ma con un bel gruppetto di SpeedyBike che si sono convinti a lasciare a casa le ruote grasse e pedalare sull'asfalto.


In griglia vi siete trovati in nove più l'infiltrato Carlo il Cacciavite, che non ha gareggiato, ma si è pedalato un tratto di strada per farvi compagnia.
L'atmosfera era totalmente rilassata, e ai tempi proprio non volevate pensaci, anche perchè c'erano degli esordi assoluti sulle granfondo su strada, e quindi si è decisi di ignorare il Garmin e pedalare con calma.
Si è partiti tutti dal fondo dell'ultima griglia e avete percorso i 107 km e 2000 m di dislivello aspettandovi sulle cime delle salite, trasformando i ristori in apericene, ridendo e scherzando.
C'è stato anche il tempo per farsi i selfie acrobatici.


Inevitabilmente sull'ultima salita le magagne di chi non era molto allenato sono uscite tutte, e c'è stata gente che ha sofferto veramente tanto.
Però ci siamo aspettati tutti a circa tre chilometri dall'arrivo, perchè la voglia di passare sotto il gonfiabile in parata urlando HipHip Hurrà per gli Speedy era più forte dell'arrivare in fondo alla classifica cronometrica.


Ora qualche considerazione personale.
Il tuo allenamento finora sta andando bene.
Hai mollato due settimane fa la palestra e ora stai cominciando a fare sul serio con i carichi di lavoro per quanto riguarda la corsa e la bici. Per ora in bici riesci ad andare ancora poche ore a settimana, in attesa del cambio dell'ora legale, ma sei proprio contento delle ultime tue uscite e di questa granfondo in particolare. Certo, l'hai fatta con calma (nel senso che ti sei fermato alcune volte a riposare) ma comunque in quanto a chilometri e dislivello non era di certo una passeggiata, e quando ti sei voluto testare in salita sul passo Caldarola e in quel tratto in piano a metà percorso, hai visto che le gambe hanno risposto molto bene.


In vista dell'obbiettivo (siamo a sei mesi giusti giusti) diresti che il lavoro invernale è stato utile.
Ora non resta che far riposare la bici da corsa, montare in sella alla crono e menare come se non ci fosse un domani!

lunedì 11 marzo 2019

4 Hoods Junior

Secondo post consecutivo che non parla di sport.
Un piccolo evento ultimamente, un po' perchè fai comunque fatica a scrivere in generale (mancanza di tempo e di stimoli), e poi questa storia ti piace tantissimo e dovevi assolutamente riportarla.

Partiamo da tutta la passione per i fumetti che hai in parte anche passato a tuo figlio.
Attraversiamo alcuni ragionamenti sul piacere dell'avventura scatenati da una vignetta del Rrobe.
Planiamo sulle gite da veri maschi a Cartoomics in generale e alle processioni allo stand Bonelli in particolare.
E arriviamo ai 4 Hoods (si legge FORUDZ).

Esattamente un anno fa usciva il primo numero di questa nuova collana dedicata al mondo young, e visto che i tempi sembravano maturi, l'hai comperato con l'idea di leggerlo assieme a Luca.
L'illuminazione è stata una delle pagine centrali (del numero 0) in cui si spiegava come si poteva disegnare facilmente i protagonisti.


Il passo successivo, mentre seguivate le avventure che uscivano in edicola, è stato quello di realizzare voi un fumetto, dal soggetto fino ai colori, in cui il protagonista fossero Luca e i suoi amici.
L'obbiettivo principale per tuo figlio (galvanizzato dalla recente visita a Cartoomics), era quello di "presentarlo" a Bonelli Editore la prima volta utile.

E allora avete scritto il soggetto (quasi tutto suo):



avete fatto i layout delle tavole (avete saltato la fase della sceneggiatura, che francamente ti sembrava troppo, e Luca si sarebbe annoiato a morte):


avete fatto le matite (quasi tutte Luca):


avete chinato (questo è il lavoro che hai fatto quasi interamente te) e avete colorato le tavole (con l'aiuto speciale anche della mamma):


Queste ultime settimane, dopo qualche tempo di stallo dovuto anche alla fine della presentazione in edicola delle storie nuove, avete dovuto fare tour de force per finire il lavoro in tempo, perchè non si era dimenticato del suo intento principale e voleva portarlo alla fiera del fumetto per "farglielo vedere a Sergio Bonelli" (beata innocenza).
Sabato pomeriggio siete andati a Cartoomics, ma essendo le pubblicazioni di 4Hoods sospese, non c'erano dei veri e propri firmacopie dedicati. Ma tu speravi nella benevolenza del Rrobe (che è l'ideatore dei personaggi) che era presente sabato pomeriggio allo stand dedicato a Dylan Dog.

E' andata bene: avete fatto pochissima fila (che le code veramente importanti erano per i disegni dedicati di Stano e di Roi) e Roberto è stato gentilissimo.
Vi ha dedicato qualche minuto, molti complimenti e un disegnino di Verde.


Sono stati solo pochi minuti (in cui lui naturalmente non ha spiaccicato parola, se non un semplice "ciao") ma è stata per lui un'emozione veramente forte, e non ha ancora smesso di raccontare a tutti i suoi conoscenti dei complimenti che gli ha fatto Recchioni, quello che ha inventato i 4Hoods.

Qui di seguito, per chi vuole farsi due risate, il fumetto completo.
















Extra e commento dell'autore:
- Gli eroi sono Luca (naturalmente il capo del gruppo), Isabel (la sua ex??!?!??!?? fidanzata), Viola (la sua amica di scuola che non hai mai capito perchè non l'ha voluta fare viola, creando confusione) e il suo amico Ale (quello che facendo la figura del pasticcione risolve la situazione).
- Il perfido re Gigno è il nonno Virginio, detto il brontolone (da qui brontoworld).
- Rocky il terribile 38° è una sua citazione di Fantozzi e si riferisce ad uno dei cani del nonno.
- La principessa Becky è un'altra dei cani del nonno, un cucciolino ai tempi dell'inizio della storia.
- La barca di K-Way solido è una roba talmente WTF che fa il giro a assume una sua dignità inappuntabile.
- Risolvere il climax finale a colpi di scorregge è una cosa che poteva venire in mente solo al regista di Alvaro Vitali o ad un bambino. Che forse sono la stessa cosa.

In attesa che a tuo figlio vengano ancora voglia e idee per creare un altro fumetto, e aspettando le nuove storie di 4Hoods, ti godi questa cosa che avete fatto insieme, e cercherai di coltivare la sua passione per queste cose che vi accomunano.

mercoledì 30 gennaio 2019

La prima volta da solo: il campo scuola dell'oratorio

I giorni di ferie tra Natale e capodanno, il Luca li ha passati per la prima volta in vita sua senza i genitori, al campo scuola dell'oratorio in montagna.


Non era la prima volta che stava qualche giorno senza di voi: ci sono state le vacanze con il suo amico Ale e la sua famiglia, e ancora prima (quando era molto piccolo) i giorni al mare con i nonni.
Ma stavolta è stato proprio un altro campionato, con i chiari e gli scuri della nuova avventura.

Partiamo col dire che qualche mese fa, quando è partita l'idea di andare al campo scuola per la prima volta, lui era il più entusiasta dell'universo. Aveva già sentito i racconti dei suoi due amici che erano andati al capo estivo, e voleva fortissimamente imitarli. Aveva anzi convinto buona parte dei suoi compagni della squadra di calcio per fare un bel gruppone.
Addirittura si era sfiorato il caso diplomatico quando si era cominicato a parlare delle camere: io voglio stare con tizio, caio non lo voglio, ma sempronio mi ha detto che viene solo se sta in camera con me, e via di questo tono.
Poi è arrivato metà dicembre e le cose si sono fatte piano piano meno sicure. Diceva che era contento di andare, ma anche un po' preoccupato perchè voi non c'eravate.
Evabbè, ci stà, vi dicevate.
Conoscete bene il pollo e il suo carattere accidioso ed insicuro.

Ma quello che ha dato il colpo fatale alle sue sicurezze è stato che la notte di Natale l'ha passata tutto il tempo a vomitare.
Una bella influenza gastrointestinale che lo ha impegnato in sessioni sul cesso regolarmente ogni mezz'ora dalle 10 di sera alle 8 di mattina.
Quindi, oltre alle paturnie standard dell'andare in montagna da solo, probabilmente si è aggiunta la paura di stare male nuovamente. E quindi il 27 dicembre, alle sette di mattina, mentre tutti ridevano e scherzavano salendo sul pullman, lui è partito piagnucolando e dicendo che gli faceva male la pancia.

Te e la biondina vi ripetevate di restare tranquilli, che c'erano degli adulti al seguito: gente con esperienza nei confronti dei bambini (a cominciare da don Mario) che sa affrontare sia i malanni che la malinconia.
Ma quando vedi tuo figlio andarsene sul pullman mentre singhiozza, e sentirlo al telefono che ti dice che non gli piace tanto e che gli fa ancora male la pancia, non ti lascia tranquillo.

Fortunatamente hai sentito al telefono un paio di volte anche il don e il buon Giuseppe (uno degli adulti di cui sopra) e ti confermavano che, a parte quando telefonava a casa e si faceva venire il magone, il resto del tempo era sereno e giocava con gli altri bambini.
Hai anche qualche foto a dimostrazione.


Qualche altra nota di colore.
Per colpa di un entusiasmo e di una partecipazione superiore alle aspettative del don, si sono trovati praticamente in over-booking e hanno dovuto adattarsi alle dimensioni della struttura prenotata.
Uno dei risultati è stato che la camera del Luca, pensata per quattro ospiti, conteneva otto bambini, tra cui Luca, Ale e Paolo in tre nel lettone.
E questa situazione di simpatico caos.


Conseguenze di queste camere diversamente ordinate, sono state le divertentissime operazioni di apertura delle valige al ritorno, dove la maggioranza dei bambini si sono trovati calzini spaiati, mutande in più, accappatoi dei colori diversi rispetto alla partenza, e un sacco di roba in meno.
Tutti, meno il Luca, che a lui il disordine in camera dava fastidio, ed è tornato con tutto in ordine.

Alla fine però a sentir lui l'esperienza nel complesso si è dimostrata negativa.
Hai provato e stai provando a farlo ragionare, dicendogli che è stato sfortunato perchè non stava ancora molto bene, e che quest'estate sarà molto più divertente. Ma per ora dice che quest'estate non vuole andare al campo scuola.
Non dispero di fargli cambiare idea, e sono sicuro che un giorno mi ringrazierà.
Perchè queste esperienze sono tesori che da adulto ricorderà con gioia.


Parafrasando il poeta:
Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 10 anni.
Gesù, ma chi li ha?

martedì 1 gennaio 2019

Battere la fiacca 2018 edition

I pettorali/dorsali sono una delle fisse di chi fa sport come il tuo.
L'espressione "attaccarsi un numero" è sinonimo di partecipare ad una gara, ma è anche l'obbiettivo per cui dedichi buona parte del tuo tempo libero.
La partecipazione alle gare è il metro con cui misuri quella parte della tua vita che è sì secondaria, certo, ma anche dannatamente gratificante.
Gratificante però solo se tua moglie non fa più gare di te. Perchè sennò diventa frustrante.


In questa foto ci sono tutti i vostri numeri del 2018: a sinistra ci sono i tuoi, mentre a destra quelli della biondina.
Ti ha battuto 8 a 7.
In questo duemiladiciottimo piuttosto stitico in quanto a gare sportive (ma in generale stronzo anche sotto molti aspetti) hai partecipato a tre granfondo (Sant'Angelo, Zavattarello e Casteggio), due gare di corsa su strada (Mezza di Lodi e Ecomaratona del Basso Lodigiano) e due triathlon (Sprint di Osiglia e Olimpico di Pietra Ligure).
La biondina invece ha fatto anche lei solo due gare FIDAL (mezze maratone di Lodi e Pavia) ma ha partecipato a ben sei gare classificabili come Trail Running. D'altronde, si sa, lei non è donna da strada.

Nei giorni in cui su FaceBook fioriscono i video riassuntivi di Strava o i grafici di VeloViewer per l'anno appena passato, anche te riporti su queste pagine il consuntivo, più che altro come monito e spròno per il futuro.


Sono tutti volumi al di sotto dei tuoi standard.
Rispetto all'anno scorso mancano 330 km di corsa, 500 km di bici e 20 di nuoto.
Certo, quest'anno c'è in più la voce attrezzatura fitness, ma è solo accessoria rispetto ai tuoi obiettivi.
A margine, fa ridere che sei riuscito a scalare 15 metri nuotando!
E se qualcuno obiettasse che questi dati sono solo quantità, purtroppo anche la qualità non è che è messa meglio.

Per concludere col botto questo lagnoso post maniavantrista di inizio anno, segnali che in questo momento sei nel punto più basso della tua condizione fisica da molti anni a questa parte (che dicembre tra stiramento, influenze intestinali e vaccate varie è passato pigro come un impiegato parastatale).

Bon! Basta così, che sennò ti deprimi più di quanto tu già non sia.
Come medicina, visto che l'appetito vien mangiando, adesso chiudi il blog e vai subito su ENDU.net ad iscriverti a qualche gara random.
La collezione di pettorali langue!

martedì 18 dicembre 2018

Pettìneo

Hai chiuso il post precedente sui tuoi allenamenti di Crossfit, inneggiando alla tua fikaggine, lodando la tua forma fisica e convincendoti che questa tua trovata ti porterà solo vantaggi e miglioramenti.
Ma neanche per il cazzo!

Una decina di giorni fa, verso la fine dell'allenamento (quindi a muscolatura bella calda, non è stato quello il problema), durante l'esecuzione di un affondo frontale con la gamba sinistra in avanti, hai sentito chiaramente una fitta lancinante alla parte alta della gamba destra in estensione.
Sciorinando improperi e massaggiandoti la parte offesa, hai terminato l'allenamento e sei tornato a casa con foschi presagi nel cuore. La tua autodiagnosi di quanto accaduto, vista la sintomatologia e dopo il classico consulto con il dott. Google (si, lo sai, non si fa, ma da qualche parte bisogna pur cominciare), ti portava a pensare ad uno strappo al quadricipite. A seconda della gravità della lesione si prospettavano fino a 30 giorni di riposo assoluto, percorsi di riabilitazione e opportuni interventi fisioterapici. L'ipotesi di lesione di terzo grado, con necessità di intervento chirurgico, era francamente fuori discussione, anche con un grado di apprensione più elevato del tuo.

Visto che da qualche tempo conoscete un buon fisioterapista che ha già messo le mani addosso sia a tua moglie che a tuo figlio (si, anche un bambino di 9 anni può aver bisogno di una sistematina, per una brutta storia di colpi di frusta da caduta nei corridoi di scuola durante l'intervallo), l'hai contattato e sei andato nel suo studio a farti vedere.
La sua diagnosi autorevole (e non campata in aria come la tua) è stata invero più clemente: stiramento del muscolo pettìneo.
Che è sta cosina qui.


Si tratta di un muscolo grosso e di forma quadrilatera, la cui origine è al di sopra del forame otturatorio in corrispondenza della cresta pettinea. Le sue fibre proseguono latero-inferiormente fino a raggiungere la linea pettinea posta inferiormente alla base del piccolo trocantere.
Qualunque cosa intenda Wikipedia con questa definizione che sa tanto di supercazzola.

Comunque.
Quattro giorni di riposo assoluto, poi ricominciamo con lo stretching e il nuoto, e dopo una settimana aggiungiamo anche palestra con esercizi in isometria per i muscoli interessati.
Oggi che stai chiudendo e pubblicando questo post la situazione è ancora fluida, e non sai bene la fine della storia. Fino un paio di giorni fa, eri molto ottimista: ti eri quasi scordato dell'infortunio e mordevi il freno dalla voglia di ricominciare a correre. Oggi (dopo un'altra visita e massaggio dal fisioterapista) non hai dolore, ma un fastidio che ti insegue, anche quando stai a riposo.

E quindi prosegui la road-map che hai studiato con il fisioterapista, che ti impone ancora qualche giorno di stop, tanto da arrivare a tre settimane senza correre.
Ti stai muovendo con circospezione, quasi camminando sulle uova, ma è necessario, per evitare di indebolire un muscolo che potrebbe avere un infortunio in un momento molto meno opportuno di adesso che sei lontanissimo dalla stagione delle gare.
Metti di stirarti ancora tipo a luglio, quando sarai lì a ammucchiare chilometri su chilometri nel tuo picco di carico.
Non osi pensarci.

Il problema più grave adesso è che per un paio di settimane non hai fatto allenamenti intensivi ne di corsa ne di bici, in un periodo prenatalizio in cui solo a respirare ingrassi.

domenica 9 dicembre 2018

Crossfit

Il tuo anno migliore, atleticamente parlando, ad oggi è il 2017.
Due 70.3 fatti discretamente, un olimpico a cannone, due granfondo molto veloci, uno sprint, una mezza maratona ottima, e la tua migliore prestazione in assoluto sulla maratona.
Tanta roba.
E, analizzando la stagione, ti sei convinto che uno dei motivi di quel picco di forma, sia stato il tuo allenamento invernale, quando hai inserito nella tua routine il crosswim e lo spinning in palestra.

Alla luce di questa tua convinzione, e in previsione di quell'appuntamento, hai deciso che anche quest'inverno il tuo allenamento subirà delle modifiche, e più precisamente due sedute di palestra alla settimana per rinforzare, stabilizzare, potenziare e migliorare.


Alla palestra Area23 del tuo paesello ti eri già iscritto nel tardo cretaceo, appena sposato, prima di decidere che il futuro era il triathlon e di abbandonare i pesi per le vasche in piscina.
Allora andavi, senza troppi risultati, a sollevar manubri (o far finta di pedalare sulla spinbike guardando i culi delle ragazze che facevano i corsi di zumba), oggi vai a fare principalmente crossfit.

Due appuntamenti alla settimana da 50 minuti (che tu fai precedere da almeno un'altra mezz'oretta di allenamento cardio) in gruppo con l'istruttore (numero massimo per corso 18 persone, ma quando c'è sold-out è davvero un casino) a spingere, alzare, tirare, saltare, sollevare, eccetera ecceterone. In una parola: a sudare.

Luca il lunedì e Leonora il giovedì, in questi primi due mesi di crossfit hanno trasformato la tua vecchia carcassa da quella massa informe e molliccia che era, in una macchina da guerra (sort of).
Ora sai cos'è un burpees, una military press, un super-hollow, un L-sit, un jumping-jack, e il tuo bagaglio culturale delle cose inutili si è ampliato enormemente.

All'inizio l'impatto è stato molto, molto duro per te. Affrontare un nuovo sport è stato come ripartire da zero. Certo, avevi resistenza, ma in quanto a forza (escluse le gambe) stavi a zero: piegamenti sulle braccia non pervenuti, addominali fatti male, trazioni alla sbarra impossibili e flessioni inguardabili.
A chi ti chiedeva come stava andando il corso, tu rispondevi che era in parte frustrante, e che questa idea di fare palestra è stata per te un bel bagno di umiltà. Non stai esagerando: un bagno di umiltà perchè sei abituato agli sguardi stupiti ed ammirati di quelli a cui racconti delle tue avventure sportive nell'endurance, che ti fanno sentire un mezzo superman, ma in una sala con altri ragazzi a far flessioni, ti accorgi che sei solo l'ultimo dei cretini.

C'è da dire che ora ti stai prendendo un po' di soddisfazioni, e pur essendo uno dei più vecchi del gruppo, adesso stai comodamente nella media. E là dove non arrivi con la forza, sopperisci con la grinta, che in quanto a resistenza e voglia di sudare, 'sti ragazzini hanno solo da imparare.

Sei convinto che questa tua incursione del mondo della palestra ti potrà portare un po' di forza e stabilità, cose che ti saranno poi utilissime dalla primavera dell'anno prossimo quando si comincerà ad aumentare i carichi di lavoro.
Per ora però è una bella esperienza: divertente, stimolante e utile a capire i tuoi limiti fisici e a spostarli un briciolino più in là.