venerdì 9 settembre 2011

Emozioni - Luca Enoch

Narni a settembre, Roma a ottobre, Lucca a novembre, Mantova a febbraio, Milano a marzo, Napoli ad aprile, Rimini a luglio.
Non è il calendario di viaggio di un circo ma è, grossomodo, l'elenco degli appuntamenti che un vero appassionato non dovrebbe perdere: le principali fiere del fumetto italiane.
Poi c'è da dire le persone che seguono assiduamente queste fiere nel corso dell'anno si possono classificare in due categorie: gli addetti al lavoro (editori, disegnatori, autori, ecc.) e i pazzi furiosi (collezionisti e cosplayer).

Io non sono così addentro nel fumettomondo per andare a queste manifestazioni con assiduità, anche perchè non conosco direttamente persone che condividono con me questa passione (ci sarebbe al limite lo zio daniele, ma anche lui si limita a leggere i suoi fumetti preferiti senza interessarsi più di tanto di quello che gira intorno).
Però negli anni sono andato ben due volte a Cartoomics, la fiera di Milano, una volta da solo un sabato pomeriggio (era il 2004) e una domenica di due anni dopo, visto che pioveva e non sapevamo cosa fare, sono riuscito a portarmi dietro anche la biondina. Alla fine ha dovuto ammettere che è stata una gita interessante: tra la mostra del fumetto erotico, le bancarelle che vendevano gadget e merchandising di fumetti, film, serie televisive e cartoni animati, quegli alienati dei cosplayer, non ci si poteva certo annoiare.

Ma ora voglio parlare dell'altra visita, quella che feci da solo, e quindi con del tempo da perdere in cose che altrimenti non avrei fatto. Si, perché persi più di mezz'ora in fila per conoscere e farmi fare un disegno dal mio fumettaro (autore e disegnatore) preferito: Luca Enoch.
In casa attualmente ho l'opera completa di Sprayliz ristampata dalla Edizioni BD e tutti i suoi lavori per Bonelli, che sono: gli albi di Legs, tutto Gea, il romanzo a fumetti di Dragonero, tutto quello attualmente stampato di Lilith. Mi mancano Hit Moll (che comunque conto di recuperare) e Morgana (che ho sfogliato e non credo che acquisterò perché mi sembra una collana non all'altezza del suo prezzo).

Piccolo excursus per immagini. Luca Enoch è questo qui:

1992: nasce Sprayliz. Un fumetto che parla di tematiche sociali, street art e
un tocco di erotismo soft che non fa mai male.
1996: Liz abbandona le fumetterie e si comincia a disegnare Legs.
Grazie a Bonelli incontro per la prima volta i disegni di Enoch.
1999 nuovo personaggio: Gea, baluardo contro le incursioni extradimensionali.
Una tipa tosta che fa a cornate con i diavoli.
E viaggia, quasi dieci anni prima, in mondi che ricordano molto Pandora.
Ma questo non è un pregio di Enoch quanto un difetto di Avatar.
Con i suoi amici che sono il riassunto della poetica sociale di Enoch:
Leo il "fidanzato" paraplegico e Sif, l'amico omosessuale giocatore di hockey
2008 Lilith
Fumetto molto meno divertente (nel senso della commedia) e molto più cupo.
Questa è la cifra stilistica del personaggio, attendendo la nuova serie mensile Bonelli Dragonero che uscirà tra poco di cui però il nostro sarà soltanto il coautore. Però il fantasy non mi ha mai entusiasmato, e su questa cosa sono un po' freddo in partenza.

Perché Enoch ha un talento particolare per le figure femminili, sia come autore che, soprattutto, come disegnatore.
Per questo quando quel sabato pomeriggio lo incontrai, dopo avergli fatto i miei complimenti per il suo lavoro e per il suo blog, gli chiesi se poteva regalarmi un disegnino di Gea.
Per me che sono un assoluto analfabeta nel disegno artistico, è impressionante vedere come, in cinque minuti e con tre pennarelli, si possa realizzare una cosa come questa.

mercoledì 7 settembre 2011

Palinsesto palindromo

Un palindromo è una parola che, letta al rovescio, rimane identica.
Il titolo del post che mi sono inventato significa che mi sono accorto che esistono un sacco di programmi televisivi che, visti da una parte o dall'altra, sono identici.




Forum - Verdetto Finale
Matrix - Porta a porta
Mistero - Voyager
Io canto - Ti lascio una canzone
Paperissima sprint - Crazy parade

... e soprassediamo sulle produzioni fiction.

Ma è possibile che Mediaset e Rai si facciano concorrenza in questo modo?
Capisco che in tutti i campi della vendita, se un mio concorrente fa una cosa che ha successo, io cerco di cavalcare l'onda sfruttando il lavoro fatto da lui e seguo il filone.
Ma qui non si tratta di sfruttare una tematica, ma di riproporre esattamente la stessa cosa.

Questa piccola considerazione sulla ripetitività (e quindi noiosità) dei programmi televisivi, unita alla intrinseca scarsa qualità (almeno per la tivvù generalista), mi porta a pensare, visto che non sono un analfabeta informatico, che l'intrattenimento per mio figlio non passerà più dalla televisione ma dall'internetto.

E tra vent'anni alcuni della mia generazione si troveranno in difficoltà come le bisnonne di adesso alle prese con i decoder digitali!

lunedì 5 settembre 2011

FICO!!!

Lo ammetto, questa gliel'ho insegnata io.

Quando deve dimostrare entusiasmo per qualcosa, tipo se gli chiedi: bimbo, andiamo al parchetto? fino a qualche tempo fa rispondeva con un entusiastico IIIHEEE!!! ... e i pugni in alto in segno di vittoria.

Da qualche tempo invece ti risponde con i gesto dei due pollici up e gridando FIKOOO!!!

Le prime volte era esilarante perchè cercava di farlo con tutte le altre dita, tranne che con i pollici.
E poi quella bocca a culo di gallina è fenomenale!

sabato 3 settembre 2011

Il parchetto fai da te

Per ora il parchetto privato nel giardino comprende: scivolo regalo della zia e dei nonni, sabbiera a forma di tartaruga regalo di mamma e papà, tenda-igloo dell'ikea.

E questo già basterebbe a fare del nostro cortile un piccolo angolo di paradiso hobbit.
Ma per l'estate abbiamo esagerato e abbiamo comprato (in offerta) il piscinone gonfiabile.

E restare a casa non è mai stato più divertente!

venerdì 2 settembre 2011

Curre curre, guagliò!

... e poi mi dicono che la corsa è lo sport più economico in assoluto.
Checcevò? Bastano un paio di scarpe e hai tutta l'attrezzatura.
In parte è vero, però poi arrivato a certi livelli l'attrezzatura e tutto il contorno costano mica male.

Questa settimana abbiamo speso:
48 € per l'iscrizione alla mezza maratona di Monza, il 18 settembre io e la bionda;
120 € per due certificati medici per la pratica di sport a livello agonistico;
249 € su misterrunning.com per la biondina tra scarpe nuove (siamo stati fortunati, abbiamo trovato lo stesso modello dell'altra volta ma a quasi metà prezzo, visto che è uscita la nuova versione aggiornata) e il garmin grigio e rosa;
130 € per le mie scarpe nuove (qui sono stato meno fortunato: il modello vecchio a cento euri c'era ma non avevano la mia misura).

Ma non potevamo più aspettare a cambiare le scarpe: io con le mie ho fatto circa 1.000 km (quando tutti gli esperti consigliano di cambiarle attorno agli 800) e, seppure ancora belle dal punto di vista estetico, cominciavano ad avere degli evidenti segni di usura.

Asics Kaiano 16 vs 17
Sono praticamente identiche ma il colore delle nuove è semplicemente fichissimo
La suola è consumata in maniera soddisfacentemente omogenea.
Però è consumata!
Che con l'uso le scarpe perdono le loro caratteristiche di elasticità, tenuta ed ammortizzamento. E con il mio peso non proprio piuma, non avere scarpe adeguate può portare a infortuni muscolari e/o articolari più o meno seri.
Ed ora, guaglione, non hai che da correre!

giovedì 1 settembre 2011

Sorella / zia / mamma

Mia sorella ha sette anni in meno di me.
Quindi è stata una bambina quando io ero in fase preadolescenziale, cioè in quella fase piena di menate e di lasciami stare in cui l'ultima cosa di cui si ha bisogno è una bimba petulante che viene a rubarti il tuo spazio vitale e con cui devi dividere quello che dovrebbe essere il tuo spazio privato: la cameretta.
E poi, diciamocelo, lei è sempre stata particolarmente rompiballe.
Questo per dire che non ci siamo annusati molto, anzi, negli ultimi anni prima che io me ne andassi di casa posso affermare che ci stavamo cordialmente sulle palle.

Poi uno esce di casa e, dopo qualche anno, con la giusta prospettiva delle cose (dove giusta = il più lontano possibile), comincia a capire meglio ed apprezzare una persona.
Chiariamo, ha sempre un carattere che si potrebbe tranquillamente definire dimmerda.
Testarda, con pochissimo tatto, tirchia e pesaaaaante.
Ma poi scopri che ha anche un gran cuore.
Ed arrivi fino a cercarla e a stimarla.
Non sono sicuro che lei abbia capito questo mio mutamento di sentimenti nei suoi confronti ... d'altronde, se escludiamo il mio rapporto con la biondina e con il bimbo, io dal punto di vista affettivo sono poco espansivo (in questo ci somigliamo molto): penso che si possono contare sulle dita di una mano le volte che ci siamo abbracciati o baciati.
L'ho già scritto da un'altra parte: siamo una famiglia di anaffettivi.

Ma il bimbo la adora.
La nominerà cento volte al giorno, se vede un telefono la prima cosa che fa è dire chiamo la zia e quando la vede ci gioca contento e ci fa delle grasse risate.

Bene, diamo una botta positiva al mio karma ed espletiamo fino in fondo questa formalità dicendolo chiaramente:
Ti voglio bene sorella ...
... e ti auguro che il figlio che stai aspettando sia parte della felicità che ti meriti.

mercoledì 31 agosto 2011

... e tu rimani lì a bocca aperta senza sapere cosa rispondere

Certe volte ti viene da chiederti: Ma certe espressioni da dove le tira fuori? Ma quando avrà sentito quella frase e come fa a sapere che è il contesto giusto per dirla?
Top five delle frasi che ultimamente ha buttato lì e che ti hanno lasciato quantomento perplesso:

5 - Il papà lo aggiusta!
Detto dopo aver fatto cadere - e frantumato - un bicchiere di vetro.

4 - Il papà tornato dal lavoro!
Detto mentre pranzava al sentire la mia macchina che parcheggiava in cortile.

3 - Etto tatto! Io ho aggiustato!
Detto dopo aver preso a martellate la ruota del suo triciclo.

2 - Io prendo il sole!
Detto sdraiandosi sul salviettone di fianco alla sua mamma dopo essere uscito dalla piscina.

1 - Non ti preoccupare, nonno!
Detto abbracciandolo quando, dopo una piccola operazione all'alluce, gli facciamo notare che ha il piede fasciato.

martedì 30 agosto 2011

In campeggio sì, ma con la casetta

Albergo o appartamento. Da lì non si scappa.
L'unica volta in cui sono andato in vacanza e non ero in una struttura ricettiva canonica è stato millantamila anni fa in cui, con la biondina e gli amici della vita, osai un campeggio per un viaggio a Roma e successivo mare.
Ma non mi sono trovato molto bene. Sono scomodo in una canadese, non sono a mio agio in un bagno pubblico e non sono avvezzo alla vita sociale che si fa nei campeggi, dove il tuo vicino di tenda spesso diventa anche il tuo amico.
Stesso motivo per cui non sono neanche un animale da villaggio vacanze.
Per carità, ci sono stato e mi sono anche divertito, ma non ho partecipato molto alla vita da villaggio: nessuna gara sportiva, nessun gioco aperitivo e poca interazione con gli animatori.

Ma il bimbo ha cambiato anche questo.
Partiti dal presupposto che lui si potesse divertire un monte in un campeggio con piscina, parco giochi, verde e aree comunque a prova di bambino, abbiamo passato la settimana appena trascorsa in una casa mobile (sì, quelle che danno ai terremotati) al Camping Park Albatros a San Vincenzo in provincia di Livorno.

In mezzo alla pineta
Il presupposto era corretto e ci siamo divertiti un mondo e un po'.
La casa mobile nel camping è un buon compromesso tra la semplicità e la libertà di un appartamento (anche se la casetta era un po spartana, soprattuto in quanto a dimensioni) e la comodità di avere tutto a disposizione e a misura di turista come in un villaggio vacanze.

E come in un villaggio vacanze bisognava portare il braccialetto.
E si sa quanto a noi tre piacciono i braccialetti tutti uguali.
Per "a misura di turista" intendo soprattutto "a misura di nano".

Reinterpretazione libera del gioco della dama.
Come la fantastichevolissima e mai abbastanza lodata piscina-laguna, dove ci facevamo venire le branchie a furia di stare ammollo.
Praticamente un enorme stagno di quaranta centimetri di profondità dove i bimbi di qualunque età potevano scorrazzare liberamente e in quasi totale tranquillità. Il quasi deriva solo dalla presenza, ogni tanto, di orde di uruk-hai di circa dieci anni che calavano con incedere vandalo e distruttivo persi in chissà quale loro fantasia guerresca travolgendo tutto quello che trovavano sul loro cammino, nani duenni compresi.

E per calarsi nella parte del selvaggio gli abbiamo comprato una spada.
Praticamente un enorme siringone da usare come pistola ad acqua.
Aggiungiamoci anche una settimana di tempo bellissimo (al contrario delle nostre ultime vacanze in posti molto più blasonati) e un mare fantastico, ed avrete la ricetta per una settimana ideale di mare divertente e rilassante.

Mare parente stretto di quella della vicinissima isola d'Elba.
E la tanto decantata versilia deve solo stare muta.
Chicca finale, prima di tornare a casa e per evitare il picco del traffico del sabato mattina da rientro, abbiamo fatto una gita a Volterra, e, come tutti, ci siamo innamorati delle colline senesi.
Ci siamo ripromessi di venire a vederle in primavera.

venerdì 19 agosto 2011

Artigianato locale

Che belli i negozi di souvenir in montagna.
Sono moooolto più belli di quelli del mare.
Perché al mare al massimo puoi portare a casa la boccia con dentro il delfino, la barchetta che cambia colore con il tempo, la statuetta del bagnino in posa da macho o le conchiglie così belle che tu dalla spiaggia non vedrai mai.
La montagna ha invece tutta questa epica dell'artigianato locale con il legno, con l'ardesia, con il ferro battuto. E i prodotti enogastronomici che ... mmh ...
In trentino naturalmente questa regola non faceva eccezione e, oltre allo strudel di mele che non è sopravvissuto a ventiquattrore di pianura, abbiamo portato a casa due ricordini che per un verso sono bellissimi, ma per un verso sono una ciulata pazzesca.

Negozietto molto bello che, cosa fondamentale, aveva nel suo cortiletto una buona quantità di giostrine tra cavalli, macchinine, moto, ecc. Questo fatto ne faceva ai nostri occhi una tappa fissa alla sera dopo cena.
Mentre seguiamo le avventure del bimbo su un cavallo mentre spara con la colt annessa, veniamo attratti da alcune statuine di legno chiaro (poteva essere frassino o anche abete bianco) che rappresentavano un bambino con la mamma o con il papà.
Ci sono sembrati subito bellissimi e, visto il prezzo che era ottimo, ne abbiamo comprato due senza pensarci troppo.


Adoro portarmi il bimbo sulle spalle e trovo la mia statuina (quella che campeggia sul mio comodino di fianco al letto, in splendida simmetria con quella della biondina) di una dolcezza disarmante.
Berthold Brecht disse: un uomo è più "grande" di un altro solo se sale sulle sue spalle.
Questo è il mio modo di dire al bimbo che se vuole diventare "grande", può sempre contare su di me.

Questa la parte in cui l'acquisto è bellissimo, ma la ciulata dov'è?
La ciulata sta nel fatto che quando siamo entrati nel negozio per vederli ci siamo accorti che il prezzo conveniente era dato dal fatto che non erano statuine scolpite nel legno, ma modellate nella terracotta.
E made in china.
... alla faccia dell'artigianato locale.

lunedì 15 agosto 2011

Kobra Kai dojo

Il parchetto come palestra di vita.

Il bimbo, non andando all'asilo, non ha molti momenti di interazione con altri bambini, o per lo più sono situazioni sempre controllate, dove ci sono bambini e bambine che conosce con la presenza dei genitori, suoi e degli altri.
Il parchetto è invece il posto in cui deve dividere lo spazio e le attenzioni con altri bambini.
Ma cosa succede quella volta che incontra un bimbo un po' più grande di lui e un po' più aggressivo?

Ieri era su un'altalena piuttosto alta con tanti altri nani e una bimba (in verità non tanto più grande di lui) molto aggressiva, che spintonava e strattonava tutti. Ad un certo punto, forse perché il bimbo non la lasciava passare, questa gli ha tirato i capelli, l'ha pizzicato e gli ha tirato le orecchie fino a farlo spostare.
Lui è come suo papà: un bonaccione fin anche un po' tontolone. Le ha prese senza fiatare e si è messo a piangere disperato senza muoversi fino a quando sono andato a recuperarlo.

A questo punto la biondina ha deciso che è il momento di insegnargli a non farsi mettere i piedi in testa e ha cominciato un lavaggio del cervello per renderlo capace di affrontare i bimbi cattivi.
Ora se gli chiedi: Ma se al parchetto i bimbi ti fanno male, tu cosa gli fai?
La risposta è: calcio e pugno!!!

Sensei biondina ha insegnato la legge del pugno:
COLPIRE PER PRIMI! COLPIRE FORTE! SENZA PIETA'!