giovedì 19 dicembre 2013

Miracolo di Natale

Una storia di dipendenze e di come lo spirito natalizio può sconfiggerle.

Hai voluto aspettare a scriverne sul blog, perchè temevi in una ricaduta che avrebbe vanificato tutto l'entusiasmo e l'impegno per questa cosa. Ma il bimbo è stato bravissimo, e ha resistito stoicamente alle tentazioni per un numero di giorni necessario a farti gridare al successo, anche se immagini la sua durissima lotta interiore contro la scimmia della dipendenza. Gran brutta bestia!

Fino a qualche giorno fa, i migliori amici del bimbo erano due: orso e ciuccio. Hai già parlato di questa cosa e pensi proprio che ne parlerai ancora prossimamente per quanto riguarda orso, che ha raggiunto livelli tali di consunzione da assomigliare sempre più ad uno straccio per la polvere troppo usato.
Ma se per quanto riguarda il pupazzo, tu e la biondina ne avete sempre incentivato l'uso come surrogato affettivo, il ciuccio invece è stato ultimamente molto osteggiato in casa tua.
Perchè non se ne poteva più di quel pezzo di gomma stagionata. Lo ha usato per circa quattro anni perchè non ha mai voluto cambiarlo con uno nuovo. Era diventato vecchio, duro, rugoso e anche tagliato sui lati. Praticamente una colonia di microbi pericolosissimi.
Ma lui era assolutamente contrario all'abbandono, e il ciuccio sembrava assolutamente indispensabile in alcuni momenti della giornata. Per andare a dormire, seduto sul divano a guardare la televisione, in macchina, il bimbo doveva avere quel ciuccio puzzolente. E non c'era niente da fare per fargli cambiare idea.

Poi, il miracolo.
Sabato 07 dicembre, appena finito di fare l'albero e il presepe.

Ma bimbo, sei ancora lì davanti alla televisione con il ciuccio?!?!
such ... such ... such ...
Ma fa schifo quel ciuccio, è pieno di microbi! E poi senti che rumore che fai!! Toglilo che ormai sei grande!!!
such ... such ... such ...
... senti bimbo, adesso ti spiego una cosa. Tu oramai se un mezzano dell'asilo, non dovresti più usare il ciuccio. Anzi, puoi cogliere l'occasione per fare una buona azione!
such ... cosa vuoi dire papà?
Hai visto nel presepe che è nato gesù bambino? Lui è un bambino piccolissimo, e gli farebbe molto piacere avere un bel ciuccio. Potresti regalarlo a lui, poverino.
... si papà, hai ragione!


E, come d'incanto, sono passati dieci giorni e il ciuccio è ancora lì!
Ogni tanto passa lì vicino, ci butta l'occhio e poi se ne va contento.
Una cosa che se te lo dicevano un mese fa non ci avresti creduto assolutamente!
Lui, poverino, si vede che ci sono dei momenti che ne soffre di questa privazione. Non tanto alla sera per andare a dormire, ma soprattutto quando si siede sul divano per riposarsi. Addirittura sembra quasi abbia cambiato carattere e sia molto più vivace, che senza il suo ciuccio ora faccia fatica a rilassarsi. Ma sta passando la fase critica con grande determinazione.
Il papà e la mamma sono stupiti ed orgogliosi!

venerdì 13 dicembre 2013

La santa ceca, ma che ci vede benissimo.

Santa Lucia è una ricorrenza molto democratica: ognuno la interpreta come gli pare.
Nella tua zona si festeggia questa versione di quello che la befana è per altre zone d'italia: c'è questa creatura soprannaturale che nella notte tra il 12 e il 13 dicembre (la notte più lunga dell'anno, secondo la tradizione) viene nelle case a portare doni ai bimbi buoni.
L'iconografia classica (quella che ti ha tramandato la tua famiglia, che anche su questo ci sono varie versioni) parla di una vecchina che si accompagna ad un asinello che trasporta i sacchi con i doni.
E cosa porta stà vecchia? Quando tu eri piccolo la tradizione era: alla sera posavi sul tavolo della cucina due vassoi con un bigliettino con il nome tuo e di tua sorella. Alla mattina li trovavi pieni di dolci (ricordi anche alcune chicche vintage come le sigarette di cioccolato) e qualche piccolo dono: un gioco poco impegnativo, un paio di guanti, un cappellino e cose così. Perchè i doni importanti e i giochi più costosi a casa tua li consegnava due settimane dopo gesùbambino.
Ma per quel ragionamento dell'autodeterminazione, in altre case, sia in paesi più lontani o anche di amici tuoi, i giochi li portava Santa Lucia.

Adesso che è il bimbo il centro dell'universo, come si comporta Santa Lucia?
Prima di tutto c'è da pensare all'asinello, che con tutto quel peso che deve portare in questa notte ha fame e sete. Quindi prima di andare a dormire tutti e tre assieme ieri sera avete acceso una candelina e avete lasciato una ciotola d'acqua e un poco di fieno (per una sorta di captatio benevolentiae).

Cosa dici bimbo? Li mettiamo vicino al tavolo della cucina?
Eh, papà. Ma secondo te l'asinello entra in casa?
Sembra che in questi quasi trent'anni che sono passati la santa è diventata più buona (o forse ha fatto i soldi). Il bimbo deve aver fatto particolarmente il bravo quest'anno, perchè ha ricevuto tantissimi giocattoli di un certo livello. Caramelle, Lamborghini radiocomandata e Power Ranger, di varie dimensioni e fogge. E sai già che anche a Natale si bissa in quanto ad opulenza.

Power Rangers MEGAFORCEEEEEE!!!!!!!

Il bimbo è entusiasta e felice.

Ma anche il papà e la mamma hanno fatto i bravi quest'anno, se la santa donna ha voluto regalarvi  dei guduriosissimi cioccolatini.

Dureranno quanto un gatto in tangenziale!
Ma non è finita, perchè Santa Lucia vi conosce molto bene ... e ha portato anche un regalo che aiuterà a smaltirli, quei cioccolatini: una fornitura completa di prodotti EthicSport.
Che è una roba un po' da matti che pochi potranno capire ... ma a voi piace così!!!


venerdì 6 dicembre 2013

Pazienti

Piccolo campionario di umanità varia che si può incontrare in sole trenta ore di permanenza ospedaliera.

Il ragazzo trentaduenne che smania dalla voglia di fumare, ma deve aspettare perchè non gli hanno ancora dato il permesso di scendere dal letto con le stampelle. Ricostruzione del legamento crociato. Si è fatto male qualche anno fa facendo taekwondo e alla fine ha trovato il tempo e il coraggio di affrontare quest'operazione piuttosto invasiva.
Simpatico e chiacchierone.

Il signore anziano (età stimata75/80 anni) che parla con un importante accento della provincia milanese, accompagnato dalla moglie che invece parla quello che dalle tua parti si definisce il "ciancianese" il dialetto lombardo di quelli che sono nati e vissuti in posti come puglia o calabria. Ha protesi ad entrambe le ginocchia ed è in ospedale già da qualche giorno, con la prospettiva di un operazione che gli risolva i dolori che prova da qualche mese a questa parte. Alla fine però i medici decidono che non gli faranno l'operazione, ti sembra di aver capito anche per colpa di un quadro clinico generale già di per se complicato. Se ne andrà a casa così come è arrivato, con le sue inflessioni in dialetto contadino e le flatulenze chiassose, entrambe fonti di risate per te e la biondina.

Il ragazzino down della camera di fronte alla tua. Età stimata una decina d'anni. Non sai niente di lui, che tipo di operazione ha fatto, quando, quanto tempo è stato in ospedale, ma merita comunque una citazione perchè mentre sua nonna si informava con l'infermiera sull'ora di dimissioni hai sentito che nel pomeriggio avevano il volo per Catania. Dalla Sicilia a Milano per curarsi, con tutto quello che comporta in tempo, soldi e speranza! E' ingiusto che debba succedere.

La signora novantenne con la figlia. Questa vince il premio speciale della critica. La signora ha subito, mentre eri ricoverato anche te, una operazione di cui non sai bene la natura, ma sarà stata sicuramente una cosa piuttosto impegnativa, visto che il tempo previsto in sala operatoria era di circa quattro ore. Ma lo spettacolo era la figlia. Ha passato tutto il martedì attaccata alla madre a recitare il rosario ad alta voce. E già solo questo basterebbe. Ma il culmine è il dialogo che riporti di seguito abbastanza fedelmente. Mercoledì mattina sei in sala d'aspetto del reparto ad attendere il foglio di dimissioni e la figlia sta aspettando mentre la madre è in sala operatoria. Chiede notizie di sua madre a chiunque abbia la sfortuna di indossare un camice e di passare di fronte alla stanza. E continua a sgranare il rosario, anche se stavolta sottovoce. Ma alla fine passa l'infermiere caposala:
- Mi scusi, lei sa come sta mia madre?
- Signora, come le ho già detto prima, io non posso sapere in diretta cosa succede in sala operatoria. E poi deve portare pazienza, perchè passeranno almeno altre tre/quattro ore prima che riportino sua madre in corsia.
- Ah, pensavo che lei fosse andato a parlarle.
- ... no signora, io non posso andare in sala operatoria ...
- E mi scusi, vorrei chiederle anche una cosa.
- Dica ...
- Io posso andare a bere un caffè intanto che operano mia madre?
- Signora, come le ho già detto passeranno alcune ore prima che possa rivedere sua madre. Ha tutto il tempo di bersi un caffè.
- No, no. Io non intendevo quello. Pensavo che, visto che la stanno operando, il caffè potrebbe farle male.
- ...
- Sì, perchè rende nervosi.
- ... mi scusi, penso di non aver capito bene quello che intende dirmi.
- Visto che stanno operando mia madre, se bevo un caffè questo potrebbe tenerla sveglia.
-  ... no, speravo di aver sbagliato, ma ho capito benissimo. Venga le offro io il caffè ...
- Oh, grazie. Ma forse è meglio decaffeinato ...

mercoledì 4 dicembre 2013

Meniscectomia mediale selettiva

Rispetto all'ultimo post in cui riportavi la tua attesa, la novità è che c'è stato un altro rinvio.
Ti avevano detto di presentarti venerdì mattina 28 novembre ore 7 al blocco A, prima divisione, 5° piano con  gamba da operare e braccio opposto depilati. E digiuno dalla mezzanotte precedente, grazie.
E così uno si organizza. Soprattutto per il lavoro, anche perché questo è un periodo che definire complicato è fargli un complimento. Riunioni da calendarizzare, lavori da preparare e persone da incontrare.
Poi il giorno prima ti chiamano dall'ospedale a mezzogiorno e ti dicono che a causa di non meglio specificati "problemi alla sala operatoria" ti spostano per la seconda volta l'intervento. Martedì 3 dicembre, ma stavolta eri certo che sarebbe stata la volta buona, perché era l'ultimo giorno utile prima che le tue analisi di prericovero diventassero troppo vecchie e inservibili.

Sveglia a orario per te impossibile (che te di solito cominci il lavoro alle 8, e non ti svegli alle 5,30) e accompagnato dalla biondina ti presenti in orario perfetto. L'ospedale ricambia la tua puntualità mandandoti sotto i ferri (che ormai è solo un modo di dire, che i ferri non esistono neanche più, soppiantati da fibre ottiche, laser, ecografi e compagnia tecnologica) come primo della mattinata e alle 7,45 stai già varcando la porta della sala anestesia.
Prima però c'è da rimarcare una notevole figura da cioccolataio: l'infermiera ti consegna due camici bianchi e ti accompagna in una saletta invitandoti a spogliarti e prepararti. Ma la tua esperienza nel campo è pari a zero e quindi? Provi la carta dell'improvvisazione e ti presenti con un camice chiuso sul davanti e con le mutande. Naturalmente era l'intuizione sbagliata: via tutto, compreso l'intimo, e i due camici uno sopra l'altro incrociati.

Questa era l'altra possibilità!

Ora si entra nel vivo e, appena preparato l'accesso venoso, arriva l'anestesista: lo sciamano che con le sue droghe ti altera lo stato di coscienza. Prima ti rincoglionisce con una siringa in vena e poi fa la sua magia alla gamba sinistra utilizzando altre droghe da iniettare nell'inguine e delle scossette elettriche che ti fanno ballare muscoli della coscia che neanche pensavi di possedere.

Poi si passa alla sala operatoria vera e propria dove insieme al chirurgo, l'anestesista e altri tre medici, ci sono anche una colonia di pinguini ad aspettarti. Forse colpa del sistema di ventilazione forzata, forse colpa del tuo stato di coscienza alterato, hai cominciato a tremare sul lettino manco fossi stato tarantolato.
Quindi insieme alla preparazione classica del paziente, che comprende misuratori vari, flebo, telo per oscurare la vista dell'operazione, serve anche una coperta termica.

La gamba non è completamente addormentata e hai una sensibilità residua che ti permette di sentire entrambe le cannette entrarti nel ginocchio e godere del loro ravanamento tra le ossa. Fortunatamente sei distratto (il termine più corretto sarebbe ipnotizzato) dallo schermo dell'endoscopio che ti permette di vedere la pinzetta che taglia senza pietà delle cose che tu potresti definire come filamenti mollicci di materia biancastra, ma che avrà senza dubbio la dignità di un nome scientifico fichissimo e magari anche in latino.
Molliccio e biancastro
L'operazione alla fine è durata relativamente poco: circa un quarto d'ora, anche perché l'unica cosa che ha detto il chirurgo mente operava è stata: la situazione è migliore rispetto a quanto immaginavo.

Dopo essere stato una decina di minuti in osservazione con i parametri vitali monitorati in una saletta adiacente la sala operatoria (che viene chiamata "sala risveglio", ma a te ha fatto più l'effetto di una sala abbiocco), vieni riportato in reparto. La biondina ti accoglie con un bel bacio e quindi tutto è a posto.

Comincia il tedio e la noia dell'attesa in camera.
Non durerà tanto, questo la sai per certo,  perchè una delle cose che ti hanno detto e ripetuto tutte le volte è che sarebbe stato un intervento in day-hospital. Il caposala che ti ha ricevuto la mattina presto ha esordito dicendo: lo sa, vero, che questa sera andate a casa? E tu lo sai si. Hai portato con te solo lo stretto necessario per sopravvivere qualche ora e tornartene a casina.
E invece passano le ore e non si vede nessuno.
Arrivati alle cinque di sera cominci a fare domande a tutti, ma nessuno sa niente di dimissioni o simili, e alla fine decidi che hai aspettato anche troppo di avere notizie dalla solerte ma omertosa infermiera filippina e chiami al telefono direttamente il chirurgo che ti ha operato. Arriva in dieci minuti e, scusandosi, ti informa che l'operazione è andata bene, ma che le informazioni che ti erano state date erano errate, e rimarrai una notte in osservazione.
Il che non sarebbe stato neanche un problema. Se uno lo avesse saputo prima.
La biondina ha dovuto andare a casa da sola, pur conoscendo poco la zona, i mezzi pubblici di sera e gli svincoli dell'autostrada con il buio. E tu hai dovuto affrontare la notte senza avere niente per lavarti (e dio solo sa quanto avevi voglia di lavarti almeno i denti), niente di adeguato per vestirti e, banalmente, niente per far passare il tempo.

Passata una notte comunque tranquilla, alla mattina vengono a medicarti la ferita, verificano che non c'è nè gonfiore nè altre complicazioni, e alle dieci ti ritrovi già in strada con il tuo bel foglio di dimissioni.
Sicuramente avevano urgente bisogno di un letto, perchè a pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca.
Nota di colore: per due settimane dovrai indossare il calzettone compressivo antitrombotico.
L'autoreggente sessy

Adesso ti trovi a casa bello tranquillo, con la gamba in alto e il ghiaccio sul ginocchio, di fianco a te le stampelle e per compagnia un bel po' di accidia di quella sana.
Per quanto riguarda il riposo, purtroppo non potrà essere per tanto tempo: per colpa di quella infausta congiuntura astrale che dicevi all'inizio non puoi permetterti di stare a casa dal lavoro tanto tempo. Anzi, durante la giornata che hai passato all'ospedale hai prosciugato le batterie del telefonino per colpa di alcuni problemi che esplodono sempre quando tu non ci sei.
E ti sei sentito un idiota oggi pomeriggio quando, dal tuo medico curante per farti dare i giorni di malattia, hai dovuto quasi litigare con lei per farti dare convalescenza fino all'otto di dicembre.
Lei voleva tenerti a casa fino all'otto di gennaio!

lunedì 25 novembre 2013

Intanto che aspetti ... nuoti

Hai controllato: l'ultima gara a cui hai partecipato è stato il triathlon sprint di Parma più di quattro mesi fa, e l'ultimo post con l'etichetta sport (che ha riguardato te, non la biondina o il bimbo) si riferisce all'acquisto della nuova bici da corsa che hai fatto poco prima di ferragosto.
Ma nel frattempo di risolvere quel problema al ginocchio che fai? Non è che hai buttato al vento tutta quella splendida preparazione atletica che ti aveva portato a livelli di figaggine sportiva incommensurabili?
Certo che no!

Cominciamo a dire che dovrebbe mancare poco, e dopo la falsa partenza di un mese fa, alla fine del mese di novembre dovresti essere operato al ginocchio. Tutta questa fila di condizionali deriva dal fatto che l'operazione era stata prevista già dall'inizio di ottobre, ma qualche giorno prima è stata posticipata a data da destinarsi per colpa del proclamato sciopero generale dei dipendenti pubblici che ha fatto decidere l'ospedale a rimandare tutti gli interventi non indifferibili.
Nell'attesa stai facendo il bravo e, come ti ha ordinato l'ortopedico, hai messo al bando le scarpe da running. Ma questo non significa stare fermo: ti stai impegnando con gli altri allenamenti e riesci ad accumulare tre/quattro uscite settimanali.

Schermata del Garmin Connect del mese di ottobre 2013

Per quanto riguarda la bici si fà quel che si può, e quando il tempo lo permette (e finora stà facendo abbastanza il bravo) una uscita con la biondina la domenica mattina o con "l'aspirante uomo di ferro" Marco il sabato mattina, la si fà sempre volentieri.

Ma qui ti interessa sottolineare soprattutto i tuoi miglioramenti in vasca.
Già dall'apertura della stagione in piscina hai ricominciato a frequentare il corso di minimaster il martedì e il venerdì delle 8 alle 9 di sera. Che è un orario un po' tardo (e l'anno scorso se ci fosse stato ancora posto, avresti scelto il corso dalle 7 alle 8) ma non l'hai cambiato. Avresti anche potuto farlo, visto che quest'anno ti eri svegliato per tempo, ma in questo gruppo di persone ti ci trovi bene e allenarsi con loro è gratificante.
Gratificante nel senso che in corsia assieme a te sono tutti molto bravi, e questa cosa è molto stimolante e ti stà portando su buoni livelli. L'anno scorso ti capitava spesso di saltare qualche vasca perché durante i lavori lunghi le ragazze che tiravano il gruppo ti doppiavano. Ma questo adesso non succede più.
Certo, non riesci ancora a stare al passo delle migliori se si tratta di fare lavori di tecnica o misti, ma se si tratta di battere il crawl non riescono a distanziarti.
E se il fine settimana il tempo non ti permette di andare in sella, la domenica mattina ne approfitti per entrare in vasca a fare un po di fondo nel nuoto libero. Sei arrivato finora a nuotare 3,4 km in 70 minuti, che per te è un ottimo tempo che ti ha procurato un moto di orgoglio.

Forse l'unico aspetto negativo dell'allenamento in acqua è che alla fine rimani con una fame enorme.
Inteso proprio che torni a casa alle nove e mezza di sera e mangeresti l'impossibile.
Ma inteso anche come la voglia che ti è venuta di misurarti nelle gare (di triathlon)!

martedì 19 novembre 2013

C.S.I. Sant'Angelo Lodigiano

Sottotitolo: dopo Las Vegas, Miami e NY, la scientifica arriva a casa tua: cronaca di un'indagine attorno ad un efferato fatto di sangue.

SIGLA (una a caso delle tre, tanto sono belle tutte):


Sabato pomeriggio, faceva già buio, è comparsa sul pavimento in autobloccanti del tuo cortile di fronte all'ingresso di casa tua, questa macchia.


All'esame del luminol si è scoperto che trattavasi di sangue umano.

... a questo punto di solito Grissom, Warrik, Horatio e gli altri avrebbero cominciato un'indagine, ma te questo giochino non sei capace di portarlo avanti, e quindi ritorni a esporre i fatti in modo più semplice.

Stavate entrando in casa, e il bimbo è banalmente inciampato nel tappeto davanti a casa. Tappeto che di solito non è pericoloso, ma in quel momento era stranamente spostato. Il problema è che il bimbo cadendo è andato diretto con la fronte sullo spigolo in muratura della porta d'ingresso.
Una cosa tipo così:

Un secondo, e si scatena l'inferno. Taglio netto e profondo in mezzo alle sopracciglia.
Il colpo non è stato neanche tanto forte, ma nel punto in cui ha picchiato la pelle è delicata e con molti capillari e quindi è stato un bagno di sangue. Ha cominciato a colare sangue sulla faccia, sui vestiti, sulle tue mani che cercavano di tamponare con il fazzoletto, sulla tua anima.
Hai già vissuto una sensazione simile a questa due altre volte (qui e qui), ma stavolta la quantità di sangue all'inizio ha spaventato te, la nonna che è accorsa subito, ma soprattutto la biondina che, quando ha visto rosso, ha dovuto sdraiarsi per terra per non cadere come una pera cotta.

E, come le altre volte, fortunatamente l'allarme è rientrato abbastanza velocemente e le piastrine hanno fatto il loro lavoro fermando il sangue e la vostra tachicardia.
Il risultato finale è l'apertura del terzo occhio sulla fronte del bimbo, quello che per le culture asiatiche è considerato simbolo di saggezza.
Speriamo.


venerdì 15 novembre 2013

Un genitore quasi perfetto II

La tua lettura del saggio sulla genitorialità quasi perfetta continua. Ad una lentezza a tratti vergognosa, ma continua. Qui la prima parte.
Riporti ora alcuni brani che ti hanno colpito e i tuoi approfondimenti.



Nella mente di ogni genitore c'è la risposta appropriata a ogni comunicazione dei propri figli; basta aver fiducia e cercarla senza ricorrere all'imitazione delle proposte di intervento che provengono dall'esterno, soprattutto dai tecnici presunti esperti ma anche dalle tradizioni della propria famiglia, che possono essere esempi utili ma relativi a vicende consumate in altre epoche e da altri protagonisti.

Due notizie.
La notizia cattiva e un po' pessimistica: l'autore ti stà dicendo che nessuno può aiutarti. O meglio, puoi trovare esempi utili di come affrontare problemi relativi all'educazione di tuo figlio, ma alla fine questi esempi li devi riportare al qui e ora.
La notizia buona: tu, in quanto suo padre, se cerchi bene dentro di te hai la risposta giusta. Ci vuole solo, immagini, pazienza e perseveranza.

Il genitore deve resistere all'impulso di cercare di costruire il figlio che lui vorrebbe avere, e aiutarlo invece a sviluppare appieno, secondo i suoi ritmi, le sue potenzialità, a diventare quello che lui vuole e può essere, in armonia con la sua dotazione naturale e come risultante della sua individualissima storia.

Mamma mia com'è difficile questa. Da quando ancora tuo figlio è solo un idea nella tua mente e in quella di sua madre, voi due state già pensando a quello che farà da grande: farà questo sport, farà queste esperienze, studierà a questa università, ... Ma si deve resistere a quest'impulso. O meglio, lo si può consigliare, ma mai obbligare.

Noi vorremmo che nostro figlio sia come una freccia che noi scocchiamo e che andrà più lontano di quanto possiamo arrivare noi, ma che colpirà un bersaglio stabilito da noi. Ma dobbiamo capire che questa freccia non ha un andamento lineare, ma assolutamente imprevedibile. Ed il fatto che non si può prevedere l'obbiettivo non deve farci perdere l'entusiasmo nell'atto di scoccare la freccia, ma deve anzi darci l'entusiasmo per tendere la corda dell'arco il più possibile.

Il genitore coscienzioso entra in ansia all'idea di sbagliare tutto e di far del male al figlio che ama. Ma l'ansia del genitore, per quanto giustificabile, è molto dannosa, per il genitore come per il bambino. Per essere dei genitori passabili occorre riuscire a sentirsi sicuri di sé come genitori, sicuri nel rapporto con il figlio. Talmente sicuri che, pur usando la massima attenzione nel trattare il figlio, non ci si preoccupa più di tanto, e non ci si sente in colpa all'idea di di non essere genitori passabili. La sicurezza del genitore circa il suo essere genitore sarà l'origine della sicurezza del bambino in rapporto a se stesso.

Bisogna cercare di essere sicuri, o meglio, bisogna trasmettere sicurezza. E' sottile, ma le due cose non coincidono. Ci si può trovare dilaniati dai dubbi su quale sia la cosa migliore per tuo figlio (anche nelle cose piccole), ma una volta presa una decisione, bisogna dimostrarsi saldi nel percorrere la strada intrapresa, senza tentennamenti. E' come dire che il bambino ha bisogno di un punto di riferimento solido, non una banderuola che cambia idea ogni cinque minuti.

Spesso i libri ci dicono come dovremmo essere con i nostri figli: e cioè comprensivi, pazienti e, soprattutto, pieni d'amore. Ma per quanto ci piacerebbe essere genitori, se non ideali, almeno molto bravi, è quasi impossibile mantenere simili atteggiamenti totalmente positivi quando ci si trova in una situazione di crisi, quando il comportamento di nostro figlio ci provoca emozioni molto intense. E' appunto perché amiamo tanto i nostri figli che siamo così vulnerabili: quanto è più intenso il nostro amore, tanto è più facile sentirsi feriti e perdere l'equilibrio emotivo da cui dipende la capacità di mantenersi pazienti e comprensivi.

Abbiamo visto che il genitore quasi perfetto deve essere paziente, sicuro di sè, saggio, comprensivo, e tante altre bellissime cose. Uno, sforzandosi enormemente, potrebbe anche avvicinarsi a questa perfezione, supportato dall'amore del proprio figlio e se vede che i suoi sforzi sono ripagati. Ma quando tuo figlio ti fa arrabbiare, il tuo coinvolgimento emotivo è tale che anche la delusione è moltiplicata. E qui ti può aiutare il pensiero di prima: tu sai che la strada che hai intrapreso è giusta, quindi non tentennare, fatti forza della tua sicurezza e anche lui poi ti seguirà.

... continua ... 

domenica 10 novembre 2013

Emozioni - Planes

Ieri mattina al campo dalla nonna Bruna:
Bimbo, raccontagli alla nonna dove andiamo oggi pomeriggio.
Sai nonna, oggi andiamo al cinema a vedere pleins.
Davvero? Ma che bello!! E poi mangi i pop-corn?
Si, al cinema si mangiano i pop-corn e gli oddog.
Gli hot-dogs? Ma tu lo sai cos'è l'hot-dog?
Si l'oddog è un panino con dentro le cose ... c'è l'insalata, il vustel e la maionese.

Al di là di quello che avrebbe mangiato poi durante il film (SPOILER: ha mangiato solo un chupa chups), il bimbo era già praticamente da una settimana che ammorbava tutti con il fatto che sarebbe andato al cinema per la prima volta in vita sua.
A dire la verità era già qualche tempo che ti chiedeva di andare al cinema: quando passava la pubblicità di un nuovo cartone animato la sua richiesta era sempre la stessa: andiamo a vederlo io, te e lo zio francesco?
Lo zio francesco era associato nella sua testolina ai film in quanto le ultime due volte che tu c'eri stato (qui e qui) eri andato con lui e nella sua fantasia forse se non ci fosse stato non vi avrebbero fatto entrare in sala.

Hai dovuto aspettare l'occasione buona per portarlo a vedere un film adatto a lui, perché voleva andare a vedere i Puffi 2, ma non pensi che li avrebbe graditi ed apprezzati, o voleva andare a vedere Cattivissimo Me 2, ma in quanto sequel non era adatto. E in attesa che alla Pixar si decidano a fare Cars 3 (che vincerebbe a mani basse il titolo di film della vita del bimbo) hanno avuto la splendida idea (soprattutto dal punto di vista commerciale) di presentare questo spin-off "dal mondo di Cars".
Certo, sono passati gli anni d'oro del sense of wonder, e i bimbi del giorno d'oggi non rimangono a bocca aperta a vedere le immagini sul grande schermo come facevi tu trent'anni fa abituati come sono a video spettacolari proposti in ogni angolo. Ti sei dovuto rassegnare all'idea che al giorno d'oggi qualsiasi film tu gli possa proporre, non potrà mai procurargli quello shock che ebbero sulla tua generazione film come ET, Indiana Jones o la Sacra Trilogia.
Ti sei dovuto accontentare. Ma puoi dire che ti è andata bene e la scelta ha dato risultati positivi.

Dusty insieme a Goose e Icemen

Com'è stato il film? Nei giorni precedenti avevi letto la sinossi e le prime recensioni che non erano esattamente entusiaste. Lo consideravano un prodotto ben confezionato ma un po' povero da punto di vista di soggetto e sceneggiatura. E devi dire di essere stato abbastanza d'accordo con l'analisi: i film pixar ci hanno abituato a livello di creatività, complessità e poesia ben superiori a questo che era nato effettivamente come un film da distribuire direttamente nel mercato dell'home video. L'idea era molto semplice e sviluppata in modo lineare al limite del banale: la sfida dell'eroe buono ma ingenuo che grazie alla dedizione e al sacrificio riesce a raggiungere il suo sogno.
Ma quello che per te, in una situazione normale, sarebbe potuto essere un difetto, è diventato, nella visione del bimbo, un valore positivo. Storia semplice, livello tecnico semplicemente altissimo (ma ormai questo è lo standard) e momenti action comunque gestiti in modo impeccabile sono un cocktail devastante per un bimbo di quattro anni e mezzo. E per il suo papà.
Vi siete ritrovati in alcuni passaggi (soprattutto durante l'ultima gara prima dell'arrivo a New York) a fare un tifo piuttosto rumoroso per il protagonista e a gridare e battere le mani nel momento in cui l'eroe batte all'ultimo secondo il cattivo di turno.

Ricapitolando: non è un capolavoro dell'animazione. Non è Cars, né Toy Story, né Finding Nemo. Ma è il primo film che il bimbo ha visto al cinema.
Si ricorderà per sempre della prima volta in cui quel tipo di magia è entrata nella sua vita.
E tu c'eri!

mercoledì 6 novembre 2013

Mario Vettel

Non è il fratello idraulico con i baffoni del campione del mondo di formula uno, ma è proprio lui, il tedesco della Redbull, nel bimboverso, quel fantastico universo dorato dove il suo amico Mario è campione di tutti gli sport del mondo, e naturalmente Mario è così bravo perché lo allena il bimbo!

Non sai dov'è andato a prendere questo interessamento (il termine passione è troppo esagerato) per la formula uno. Sarà colpa di Saetta McQueen, sarà colpa di quei tre scatoloni che ha in cameretta pieni di macchinine (ma nelle quali, a dire la verità, ha poche macchine da corsa) ma è già il terzo GP che segue quasi tutto alla televisione con trasporto ed entusiasmo.

Anche domenica ha voluto seguire la replica alla sera su Rai due della gara degli Emirati Arabi. E ha continuato a farti tutto il tempo domande sulle macchine e sui piloti:
Io sono la macchina del toro rosso, e tu sei la ferrari. Io sono il più veloce!
Ma come si chiama quello lì che vince sempre del toro?
Perché quella macchina nera non è ancora andata a cambiare le gomme?
Adesso che hanno finito la gara, aprono le bottiglie e si tirano il vino addosso come l'altra volta?

Uno dei divertimenti della serata è stato seguire la gara mentre voi due, seduti sul divano, mimavate di pilotare le auto aiutandovi con due volanti del Nintendo wii.
Perché ai veri campioni non servono tutti quei pulsanti sul volante ...

A te la formula uno non ti è mai interessata. Ancora ancora la Moto GP, della quale qualche anno fa ti capitava di vedere le gare quando ne avevi l'opportunità, ma di ferrari, mercedes, lotus e compagnia briscola non te n'è mai calato.
Ma si sà che se vuoi interessarti ad una cosa, il metodo migliore è condividerla.

sabato 2 novembre 2013

Pillole di saggezza 9

Like a Bruce Lee
Papà, facciamo la gara di lotta?
Ok, ma preparati che stasera sono in formissima e ti distruggo!
Eh, no! Oggi all'asilo il mio amico Leo mi ha insegnato una nuova mossa speciale.
Dai, fatti sotto. Combatti!!
Yaaaa!   Uattà!   Kyeee!!!!
... e questo cos'è?
Si chiama il pugno impennato!!

Io queste cose non le faccio ... 
Papà, non mi piace tanto andare in piscina.
Maccome, bimbo, ma ti piace tanto nuotare!
Ma quando facciamo ginnastica prima, ci sono i bimbi grandi che mi danno gli spintoni ...
E tu rispondi, spingili anche tu!
Ma papà, io non faccio queste cose, io sono un bambino bravo!

Frutta & Verdura
Bimbo, quante volte te l'ho detto che dobbiamo mangiare anche la frutta e la verdura. E' importante, sennò poi fa male la pancia. Oggi hai mangiato solo la carne e non ci alziamo da tavola se almeno non mangi un po' di frutta. Vuoi una mela o una banana?
Ma papà, oggi l'ho già mangiata la frutta!
Non dire bugie, hai mangiato solo il pollo, e hai voluto anche il ketchup.
Il ketchup è come la frutta: non vedi che è rosso come una ciliegia??!?