lunedì 31 gennaio 2011

Si, ci siamo fatti parecchio male ...

Ma se piove o se fa brutto, vai lo stesso a correre?
Amico, non esiste il cattivo tempo, ma il cattivo equipaggiamento. Il tempo metereologico è solo un fattore, non l'unico e neanche il più determinante.
Si, vabbè, smettila di fare il figo. Comunque se ad esempio nevica non uscirai a correre ...
Si, hai ragione, oltre i venti centimetri è sconsigliabile correre senza le ciaspole.

Ieri mattina di neve ce n'era troppo poca per poter pensare ad una scusa da rifilare al mio ego, e quindi alle 7,30 insieme ad altri tre temerari ho fatto il lungo che mi ero imposto. Per assurdo il tratto più bello è stato quello in cui stava nevicando, ma il fondo era solo leggermente spolverato (foto 3), mentre nei tratti in cui la neve si era sciolta c'era per terra una bastardissima poltiglia ghiacciata.
I kilometri alla fine sono stati "solo" 28, ma il commento unanime finale è stato: Questa vale quasi quanto una maratona!!

sabato 29 gennaio 2011

Facciamoci del male

Niccolò Fabi - Lasciarsi un giorno a Roma:

Non ho visto nessuno
andare incontro a un calcio in faccia
con la tua calma, indifferenza
sembra quasi che ti piaccia


Siamo appena all'inizio della preparazione per la maratona di Milano, e domani ho in tabella un lunghissimo da 31 km (e non è neanche dei più lunghi).

Ecco, probabilmente mi farebbe meno male quel calcio in faccia.

giovedì 27 gennaio 2011

WWROOOOMM ...


E il bimbo che fa? ... impara ada andare in moto.
Ed è bravissimo, diciamo che è nella top ten in una scala da zero a Valentino Rossi.
Notare l'abbigliamento tipico da motociclista: cappellino peruviano e guanti a forma di tigre.

... e sì, appena può va sempre a trovare i suoi amici cani.

lunedì 24 gennaio 2011

Mio padre

Sto leggendo Il tempo che vorrei di Fabio Volo.
Il protagonista, trentenne di successo a Milano che arriva da una famiglia di provincia semplice e onesta ma con degli attriti di fondo, parla di suo padre:

Più cresco più penso di assomigliargli. Capisco cose che prima non capivo. Sto diventando sempre più simile alla persona che ho combattuto per una vita. Avevo bisogno di occhi da uomo per vedere veramente mio padre. Ora che sono in pace con lui, quando ritrovo in me comportamenti simili ai suoi non sono più così spaventato o agitato. Anzi, mi sembra di essere meno solo. Sono sereno con lui e cerco di esserlo con me. Salvo lui nel tentativo di salvare me, perdono mio padre nel tentativo di perdonare me stesso.
Di mio padre ho capito una cosa molto importante, forse la più importante per me. Ho aspettato per anni che lui mi dicesse "ti voglio bene", senza sapere che me lo aveva detto la volta che era venuto a casa mia a sistemarmi le piante, o prestandomi la macchina, o portando la mia a lavare, o quando mi ha chiesto se volevo che venisse a casa mia a montarmi la mensola nuova o quando mi ha riparato la bicicletta.
Non ha parole piene di sentimento o d'amore perché in lui si trasformano in azioni, in oggetti spostati, puliti, riparati, riordinati, creati. Il suo amore è pratico, è azione. Il suo dire è fare. Non riuscirà mai a dirmi "ti voglio bene", ma avrà sempre bisogno di fare qualcosa per esprimere questo sentimento.
Ho capito anche che, dopo tutti questi anni, se mi dicesse "ti voglio bene" o mi abbracciasse, sarei quasi infastidito, sicuramente a disagio. Non riesco nemmeno ad immaginare una frase del genere detta da lui.


Io non ho combattuto con mio padre.
Non ho bisogno di farmi perdonare qualcosa da lui o viceversa.
Ma l'affetto del fare io lo capisco e lo sperimento.
Non ricordo di aver mai sentito quella famigerata frase virgolettata dall'autore detta da mio padre, ma non ho dubbi al mondo che lui mi voglia bene.
Spesso scherzando con la biondina dico di venire da una famiglia di anaffettivi, e che, per contrappasso, io con lei (e con il bimbo) cerco di essere l'esatto opposto.

Buoni propositi per l'anno nuovo: dire a mio padre che gli voglio bene, magari di fronte a mio figlio.
Perché riconoscenza ed affetto sono due sentimenti che se chiaramente espressi sono importanti anche per chi li esprime.

sabato 22 gennaio 2011

Il manuale dei giovani (??!?!??!) papà


Ok ... chi devo cazziare?
No, perchè io quel libro non l'ho avuto ...
... però avevo il manuale delle giovani marmotte ;-)

NB:
Ero indeciso se fosse meglio Peanuts o Mafalda.
Pogo o Krazy Kat.
Ma poi ho scoperto Calvin and Hobbes.
E ho avuto l'illuminazione che il fumetto a strisce può essere uno dei modi più poetici e lucidi per fotografare la realtà.

giovedì 20 gennaio 2011

[Religione IV] Chiesa cattolica romana

Io, la biondina e il bimbo siamo cristiani cattolici.

Fossimo nati in Inghilterra saremmo cattolici protestanti.
Fossimo nati in Russia saremmo cristiani ortodossi.
Fossimo nati in Egitto saremmo cristiani copti (o più probabilmente musulmani).

Quindi la religione è soltanto uno stato che uno acquisisce per caso dalla nascita, come la razza?
In parte è proprio così. O meglio, inizialmente è così, poi uno con l'età può scegliere altre strade (a differenza della razza).

Allora, se uno può cambiare idea, visto tutte le cose che ho scritto nei post precedenti e collegati, perchè ancora adesso che ho raggiunto e superato l'età della ragione mi dichiaro ancora cristiano cattolico e anzi do' al bimbo questa definizione?

Perchè la religione è una parte enorme della cultura che mi definisce e a cui non voglio rinunciare.

Infatti io sono la persona che sono anche (ma forse soprattutto) perchè sono cristiano cattolico.

Perchè da piccolo ho frequentato l'oratorio, perchè ho fatto il chierichetto, perchè sono andato in estate nei campi scuola della mia parrocchia. Ma soprattutto perchè mi hanno insegnato che siamo tutti uguali, mi hanno insegnato a non giudicare, mi hanno insegnato quali sono le cose importanti della vita, ecc.

Scrivo questo anche se sono coscente che la chiesa cattolica, in quanto formata da uomini, è per sua natura fallace e non perfetta, anche se vogliono farci credere il contrario (senza arrivare ai casi eclatanti di cronaca che vedono coinvolti preti).

Penso, dall'alto del mio ego ipertrofico, di essere una buona persona e l'unico modo che conosco perchè anche il bimbo lo sia è che abbia i miei stessi valori.

Ora, molte altre religioni insegnano praticamente gli stessi valori, allora perchè non cambiare?

Perchè se il risultato è lo stesso, non vedo il motivo di cambiare mezzo con il quale arrivarci.


Fine


Chiudo qui la serie di post seri su un argomento importantissimo e scottante.
Naturalmente è soltanto la mia opinione, frutto di convinzione, esperienza e disillusione. Spero che nessuno si sia offeso, considerando anche che magari tra qualche anno, rileggendo queste righe, potrei restare offeso io stesso!!

martedì 18 gennaio 2011

Dov'è il bimbo? - Seconda parte

Questo è uno dei suoi nascondigli preferiti.
E anche se lo chiami resta fermo immobile e in silenzio per qualche minuto prima di saltare fuori ridendo.

domenica 16 gennaio 2011

Elogio del no

E' normale che le parole che i bambini imparino per prime siano quelle più semplici, più corte, formate da due sillabe, anzi, meglio una sola sillaba.
Infatti si comincia con mamma, papà, cacca, nonno, ciao-ciao, nonna (questa è già più difficile, perché le due sillabe sono diverse tra loro, bisogna concentrarsi di più).
E naturalmente si e no.
Queste ultime due sono parole molto facili da pronunciare, ma il fatto di imparare ad usarle correttamente è un grosso passo in avanti verso l'interazione di se con il mondo circostante.
Spesso sono accompagnate dal corrispondende gesto della testa e, per il no, a volte anche con il tipico gesto negativista del dito indice.
Ma il bimbo su queste due semplici parole ha imparato anche un'altra cosa molto importante: tra le due il no è quella che ti mette in una posizione di vantaggio.
Con un no ti spicci, con un si ti impicci.

Deve aver imparato questo perché a qualsiasi domanda tu gli rivolgi, la prima risposta sarà sempre un convinto e perentorio no.

Poi successivamente può anche ripensarci e risponderti si, se gli conviene.

venerdì 14 gennaio 2011

Lieto evento

Il 14/01/2011 alle ore 0,28 è nata Ernestina.
Annunciano il lieto evento i suoceri (io e la biondina).

E congratulazioni ai nuovi genitori.

giovedì 13 gennaio 2011

Una vena di follia

Avevo già detto che il bimbo adora giocare nella vasca da bagno e che per ora parla una lingua aliena.
E questo video è la prova di quanto sopra, oltre a sancire definitivamente che ho un figlio pazzo.

Questo è quello che succede la sera in casa mia da qualche giorno a questa parte: prende tutte le palline che trova, va nel bagno, si toglie le pantofoline per entrare nella vasca (da solo!! qualche volta scivolerà ammazzandosi contro i sanitari, come peraltro già successo) e si mette a giocare con le palline lanciandole e lanciando urla belluine (forse per autoincitarsi).
Lo spettacolo nello spettacolo di questo video è il momento in cui una pallina di plastica si apre e lui, perplesso e basito, si esprime in un'esclamazione di disappunto da morir dal ridere.